NOTA INIZIALE
Ho deciso di ripubblicare il mio ricordo della mia vita sulle Pleiadi perché penso possa essere utile.
LEGGERE ATTENTAMENTE PER FAVORE PER EVITARE INCOMPRENSIONI
Questa vita essendo stata vissuta in un tempo parallelo al nostro che scorre più "lento" del nostro viene considerata da me una vita passata rispetto al nostro tempo lineare di 3°Dim. Il tempo nelle dimensioni elevate come la 4° e la 5° non è lineare in avanti come il nostro ma ciclico a spirale. E' un concetto difficile da spiegare scrivendolo. Mi servirebbero le parole. Tenete presente che la velocità dei due tempi in 3°D e il 4°D non è uguale.
Cioè secondo la cronologia del tempo terrestre questa vita è avvenuta circa 45.000 anni fa, ma secondo il tempo di 4°D che scorre più "lento" questa vita è già successa. Questo proprio perché eventi e scoperte del tempo equivalente a 45.000 anni fa sulle Pleiadi devono ancora avvenire qui sulla Terra.
Va beh... non so cosa abbiate capito, mi rendo conto che è difficile spiegarlo anche se per me è chiaro, in ogni caso considero questa vita, una normale vita passata perchè ora vivo qui sulla Terra e calcolo il tempo in base alla 3° dimensione.
Descriverò la vita che vissi sulle Pleiadi parlando in prima persona e al presente ma per coloro che non l'avessero ancora compreso NON E' la mia vita attuale!! Ci sono più di 3 miliardi e mezzo di persone al mondo che credono nella reincarnazione, e questa non preclude la possibilità di vivere su altri mondi che "non esistono" solo perché ancora l'uomo non li ha scoperti. Il fatto che una cosa non sia stata scoperta non significa che non esista... Oppure si può credere che l'America sia comparsa dal nulla nel 1492, che Plutone si materializzò per caso nel 1930 e che i virus non esistevano finché non fu inventato il microscopio...
LA MIA VITA PASSATA SULLE PLEIADI
Luogo: Sistema Solare o di Sirio C, Pianeta Gaia
Situazione Planetaria: Agli albori della Colonia Siriana di Atlantide
Sono nato su una stazione orbitante, che ruota attorno al pianeta Gaia
(Terra). Ho la carnagione scura e occhi chiari e lucenti, sono alto 2 metri e 03 centimetri . Mia madre è di origini siriane e mio padre è di origini pleiadiane. Mia madre è scura di pelle, con sottili occhi neri e lunghi capelli. È una danzatrice e una cantante, una fra le migliori dell’intero impero Siriano/Lyriano. È alta circa 1 metro e 90 centimetri , ha un corpo davvero sinuoso e la pelle del suo viso è liscia come il vetro. Mio padre è un generale della flotta pleiadiana. Nacque su Pleias, un pianeta del sistema solare di Maya. Ha lunghi capelli biondi, che a volte tiene legati dietro la testa. Ho sempre ammirato la sua divisa azzurra, splendente, e la sua eleganza nel parlare e nell’esprimersi. Comanda un’astronave madre della flotta pleiadiana, e per questo motivo a livello fisico non posso vederlo il numero di volte che vorrei averlo vicino. Lui è alto 2 metri e 10 centimetri , ha il volto pulito, due occhi castani, chiari, che risplendono come tutti quelli dei pleiadiani. Conobbe mia madre in uno spettacolo proprio nel sistema di Sirio e rimase affascinato dalla sua voce suadente e sottile come un alito di vento. Quando nacqui entrambi i miei genitori si trovavano in prossimità del rigoglioso pianeta Gaia, e quindi divenni Siriano-Pleiadiano-Gaiano. Per ringraziare il cuore pulsante di Gaia che mi aveva dato vita, e in onore della sua storia, mi chiamarono con un glorioso nome Gaiano, nome che era stato dato ai grandi condottieri di quel pianeta e che ancora grandi uomini avrebbero avuto: Axa (Infatti se proprio si vuole può essere tradotto come nome simile ad Alexander in terrestre, ma in verità è intraducibile). Ero figlio unico. Vissi sulla stazione orbitante i primi anni della mia vita, non scendendo mai sul pianeta Gaia, che ammiravo incantato dalle grandi vetrate della stazione orbitante. Vissi con mia madre vedendo mio padre ben poche volte, ma rimanendo in contatto telepatico con lui ogni giorno. La stazione orbitante era lunga circa 27 chilometri ed era cilindrica. Ruotando su se stessa permetteva la gravità interna. L’ossigeno era dato dalle molte serre presenti. La nostra casa era dentro uno dei tanti complessi che erano stati costruiti all’interno delle enormi cupole: camminando per i corridoi della stazione orbitante si poteva vedere, alzando lo sguardo, lo spazio cosmico. V’erano luoghi completamente immersi nel verde dove vivevano animali addomesticati in completa libertà. Altri luoghi era tecnologicamente avanzati, dotati di ogni genere di apparecchiatura fotonica per ogni sorta di servizio. Il governatore della stazione era un Maestro (Manu): anche se era una stazione civile, v’era un comandante militare, ma il compito dell’insegnamento e della crescita dei bambini e della popolazione era tutela del Maestro. V’erano anche locali di ogni genere, centri medici, templi di meditazione, luoghi di ristorazione ovviamente energetica o tutto al più vegetale. Imparai presto a nutrirmi di energia, prelevandola dalle piante e infine dall’aria stessa. Avevo bisogno di 4 ore di sonno ogni 40 ore, mangiavo fisicamente una volta ogni 14/16 giorni (rispetto al nostro tempo circa una volta ogni quasi 2 mesi) e sempre pochissimo, quanto bastava per compensare le necessità del mio corpo fisico che non riuscivo a soddisfare energeticamente. Un luogo interessante dove mi piaceva trascorrere del tempo erano le sale di sbarco, dove arrivavano e partivano le astronavi mercantili e civili. Da lì potevo vedere nuovi esseri intelligenti di altri pianeti e ampliai la mia conoscenza sulla xenologia proprio in questo mio personale hobby. Ebbi sempre un interesse, dato dalle mie precedenti incarnazioni, sulle altre forme di vita e sulle tecnologie spaziali. Appena maturo infatti, spinto dalla mia coscienza cosmica, frequentai l’APC, una delle migliori accademie spaziali del sistema solare, per seguire le orme di mio padre e diventare un ufficiale della flotta sotto il comando del Consiglio Pleiadiano. Sulla stazione in quei anni, mi fidanzai con una ragazza Gaiana molto bella che si chiamava G. Lei era anch’essa nata sulla stazione orbitante, ma i suoi genitori venivano dal pianeta madre. A circa venticinque anni conclusi il mio corso accademico, mi fu data l’uniforme arancione dei neo accademici e fui mandato nel sistema di Lesa per completare il mio tirocinio. Insieme a me, venne un mio compagno di corso, Gaiano, che divenne poi il mio migliore amico, si chiamava Rosan. Il viaggio durò 17 giorni galattici (1 anno galattico = 25.525 anni nostri), in cui percorremmo milioni di anni luce, a volte tramite la tecnologia Warp, altre volte navigando per lo spazio normalmente. Nel sistema di Lesa, ebbi l’occasione per la prima volta, di vedere fisicamente due enormi pianeti gemelli che ruotavano l’uno attorno all’altro. Il cielo era purpureo, i tramonti indimenticabili. Rimasi letteralmente affascinato e il mio cuore si riempì di gioia per la magnificenza del Creato. Su di una luna di quei pianeti c’era la base di addestramento Silk, dove svolsi il mio periodo di tirocinio. Intanto la guerra con le popolazioni Rettiloidi infuriava ogni momento sempre di più e i futuri piloti come me erano sempre più richiesti dalle varie flotte interstellari. A Silk conobbi per la prima volta esseri della razza Marsi, del pianeta Marsicum, esseri di Alpha Centauri e molte altre razze appartenenti alla Lega Stellare.Terminato il periodo di tirocinio sia io che Rosan fummo nominati ufficiali pilota a tutti gli effetti e mandati su una piattaforma spaziale, sotto il comando di un Capitano della Flotta Andromediana. Questa era un’astronave veramente stupenda di forma quadrangolare. Fu sopra quel gioiello di tecnologia che iniziai a girare per l’universo. Il mio grado equivaleva a quello di tenente e mi fu affidato il comando di una piccola squadriglia di 4 caccia interstellari: oltre a me nella squadra c’erano Rosan, e due Kartaghiani di nome Lair e Drako. Con Lair strinsi subito una profonda amicizia. Lui era un pilota con grandi abilità nell’ingegneria spaziale e nella robotica. Il sogno di tutti e quattro era quello di poter pilotare un giorno, le temutissime White Stars, astronavi simili a dischi volanti adoperate solo dai più esperti piloti in combattimento.
Ma le prime missioni che ci furono assegnate furono semplici, missioni di ricerca mineralogica o biologica; proprio una di queste però, dove partecipammo solo io e Rosan, si rivelò terribile. Sotto il comando diretto di mio padre, che aveva approfittato dell’occasione per vederci un po’ di più, in una missione di esplorazione su un pianeta sconosciuto ai margini della galassia Insettoide e composto al 95% di sabbia desertica con temperature proibitive, mio padre fu ferito gravemente da alcuni esseri che vivevano lì. Erano creature sconosciute alla Federazione Galattica, simili ad enormi serpenti delle sabbie, che decimarono la squadra esplorativa. Prima di essere portato in salvo, mio padre credendo di morire, mi confidò dell’esistenza di un’arma a gravitoni montata sull’astronave madre Colossal, capace di distruggere interi pianeti. Si trattava di quello che io ora chiamo con il nome di "Nova Cannon", arma che utilizzava il principio di attrazione della forza dei buchi neri per convogliare l’energia e rilasciarla in un fascio solo. Mi porse una chiave a scheda e mi disse di contattare un generale pleiadiano, e dargli la chiave. Senza quella chiave pareva che il Nova Cannon divenisse del tutto inutilizzabile. Il pianeta desertico fu uno dei luoghi più ostili che visitai: l’acqua era praticamente assente, pareva come se quel pianeta fosse appena uscito da un’apocalisse. La missione si rivelò un’inaspettata strage, dove vidi morire ben 7 miei compagni. Io e Rosan ci salvammo per un pelo, e quando facemmo ritorno sulla piattaforma spaziale Andromediana, chiedemmo subito il trasferimento sull’astronave Colossal. Questa era la più grande astronave si cui misi piede nel corso della mia vita: era lunga 300km, larga 200 e alta 150. Sebbene sapessi dell’esistenza di astronavi enormemente più grandi, si parlava perfino di un’astronave Arturiana di 36.000km, vedere la Colossal mi lasciò senza fiato. Alloggiai nel settore Y22, situato quasi sul bordo esterno della poppa della Colossal, che era un vero proprio pianeta artificiale completamente autonomo. Dapprima fui sistemato in una stanza con 8 capsule a refrigerazione o ipersonno, poi mi fu dato un appartamento mio, dal quale passavo ore intere ad osservare le stelle dalla finestra. Osservai incantato il movimento rotatorio, lento ma costante, dei pianeti a quali ci avvicinavamo. Rimasi ogni volta stupefatto dalle loro sfumature, dalla variabilità che aveva l’universo in ogni galassia. Diedi la chiave al generale Pleiadiano e grazie a sua figlia Eleista scoprì il Nova Cannon, lungo 702 metri , e montato nella parte superiore dell’astronave. Il generale era il possessore dell’altra metà della chiave a scheda, e così compresi l’importanza del ruolo di mio padre all’interno delle Pleiadi. Sebbene il dolore per la sua lontananza mi soffocasse, cercai di continuare a vivere, e qualche mese più tardi, avendoci affidato le White Stars, accettai una missione di battaglia insieme a Rosan, Lair e Drako. Accompagnati dal Corpo di Esplorazione della Federazione Galattica, dovevamo esaminare un avamposto della Fratellanza Oscura sul pianeta Neber. Questo pianeta era ricoperto di rigogliose foreste dentro le quali i Rettiliani di Orione avevano costruito una massiccia base. Nella ricognizione aerea, Rosan, Lair ed io venimmo tutti abbattuti e dovemmo catapultarci sulla superficie del pianeta in attesa di rinforzi. La fanteria esplorativa fece la sua parte e riuscì a distruggere la base nemica, ma nello schianto, Lair rimase ucciso. Io e Rosan ci unimmo alla fanteria piuttosto di rimanere da soli ma all’interno della base, Rosan fu colpito mortalmente in una sparatoria con i rettiloidi. Lo vidi morire davanti ai miei occhi. L’ultimo pilota Drako, che ancora era rimasto incolume, riuscì a trarre in salvo i sopravvissuti tra cui il sottoscritto e ritornare sulla Colossal a missione compiuta. La morte dei miei migliori amici fu un duro colpo. Ritornato sulla Colossal mi fu accordato un lungo periodo di “vacanza”, e feci ritorno a casa, dove rividi la mia famiglia.
Andai a salutare e ringraziare il mio vecchio istruttore all’APC e portai le condoglianze ai genitori di Rosan. Tornato sulla Colossal mi fu affidata una missione sul pianeta Hicer, ricoperto completamente di ghiaccio e neve, grande 11 volte il pianeta Saturno del sistema solare. La colonia di Hicer dell’Alleanza, in cui trascorsi un bel po’ di tempo, si chiamava Vak21 e lì conobbi una ragazza Kartaghiana di nome Raja con cui strinsi una sincera amicizia. Mi porto a vedere le grotte di cristallo di Hicer, uno dei luoghi più belli dell’intero universo secondo me. Raja era una pilota, ma di astronavi civili, dedite al trasporto del personale e dei visitatori. Il tempo trascorso nella base ghiacciata di Hicer costantemente insidiata dalle bufere che facevano scendere la temperatura fino quasi a 150° sotto zero, mi costrinse molto a stare solo. Così mi misi a riflettere sulla mia vita, fu un periodo molto meditativo. Conclusa la missione su Hicer, tornai sulla Colossal e mesi dopo l’intera astronave che si stava dirigendo verso la Frontiera, fu attaccata da un’altra astronave madre della Fratellanza Oscura, dalla forma bizzarra, chiamata Hadraidd. Ne derivò uno scontro terribile, che durò per diverso tempo. Dovetti ripetutamente combattere al fianco degli altri piloti contro i caccia e le astronavi ZB dei Rettiloidi. Riuscimmo a sconfiggere l’Hadraidd a caro prezzo, e venni promosso Capitano per meriti militari. Nel frattempo successe qualcosa di terribile e inaspettato: le notizie che giungevano dalle Pleiadi, mi fecero apprendere che era scoppiata una rivolta civile, a causa di un’inimmaginabile guerra con le popolazioni di Sirio con cui erano nati profondi disaccordi sul dominio di Gaia e delle sue preziose risorse minerali. A quel tempo esisteva il continente di Lemuria, ma la sua durata sarebbe stata di breve durata, e i Siriani e i Pleiadiani lo sapevano.

Molti Pleiadiani, e molti Siriani, anziché accettare l’inizio di una nuova guerra fra le loro due razze decisero di ribellarsi ai rispettivi consigli supremi. Furono diversi gli ufficiali che “tradirono” la Lega delle Pleiadi per evitare di scontrarsi contro il popolo Siriano e contemporaneamente lottare contro i rettiloidi. Anche su Sirio ci fu una ribellione, sebbene su scala minore, ma tutto questo non impedì la famosa guerra Siriana/Pleiadiana.

Essendo figlio di una donna siriana e di un padre pleiadiano decisi di non partecipare alla guerra: complottando con un ufficiale di Sirio, il Capitano Hosiris di Nagal, riunimmo una piccola flotta di 5 astronavi con lo scopo di oltrepassare
Dopo aver fatto perdere le mie tracce all’alto ordine degli ufficiali pleaidiani e in diverso tempo pianificando la fuga, alla fine giungemmo alla Frontiera.
Alla Frontiera ciò che mi si presentò agli occhi fu incredibile: intere flotte erano schierate in combattimento e fra tutte le astronavi nemiche ricordo chiaramente l’ardua ma vincente battaglia contro l’Esaxgon. Il nostro piano consisteva nel tentare di oltrepassare
Non seppi mai se questa nave fu distrutta o ci tradì, ma a causa di questo imprevisto ci risultò impossibile forzare l’attacco.
Catturato dai Pleiadiani fui processato per tradimento per aver sparato, sebbene solo a scopo minatorio e non con l’intento di uccidere, contro il mio stesso popolo e nello stesso tempo dai Siriani per lo stesso motivo. Così avvenne anche per il capitano Hosiris.
Al termine del processo, ebbi anche un diverbio con mio padre piuttosto acceso anche se nel rispetto reciproco. Mio padre era serio e aveva gli occhi infuocati, dimostrandomi tutta la sua delusione nei miei confronti e nella mia scelta di fuggire disertando.
Fui degradato a tenente e inviato senza tanti complimenti alla Frontiera per combattere a bordo di una White Star contro le flotte nemiche. Tutti i nostri soldati furono immediatamente espulsi dalla flotta e isolati su pianeti prigione. Per mia fortuna la guerra Siriana/Pleiadiana volse al termine prima di ogni ottimistica previsione, grazie ad un patto firmato anche dalle popolazioni di Bellatrix, che stanche della guerra con i mammiferi abbandonarono
Questo trattato di alleanza è noto tutt’oggi come il Patto di Ferro.
I nostri vecchi soldati furono reintegrati nelle rispettive popolazioni civili con un pieno condono delle loro colpe, anche perché i rispettivi ufficiali, me compreso, si assunsero la piena responsabilità di averli istigati alla rivolta.
La mia situazione infatti non cambiò molto: i nemici principali rimanevano i rettiloidi e i dinoidi che vivevano nei sistemi stellari delle costellazioni del Draco e del Sagittario. Per questo motivo rimasi alla Frontiera con il compito di riportare il mio onore degno del popolo Pleiadiano.
In una successiva battaglia contro un’astronave dalla mole impressionante,
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