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I PRINCIPI DELL’EVOLUZIONE

(Scritti da H.P.Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica)

 

 

Quando un essere terrestre comprende e diventa cosciente della sua “Missione” nella sua vita, prima di considerare l’insegnamento evolutivo e teosofico, è assolutamente necessario che comprenda i PRINCIPI DELL’EVOLUZIONE.

Queste idee basilari sono alla base della strada evolutiva e dall’afferrarle chiaramente dipende la comprensione di tutto.

 

1° PRINCIPIO: Un inizio Onnipresente, eterno, illuminato e immutabile, sul quale ogni speculazione è impossibile poiché esso trascende il potere dell’umana concezione e non potrebbe essere rimpicciolito da ogni espressione o similitudine umana. Esso è al di là della portata del pensiero, e con parole esatte “Impensabile e inesprimibile”

 

2° PRINCIPIO: L’eternità dell’universo nella sua totalità, come un piano illimitato.

La periodicità del campo di universi innumerevoli che incessantemente si manifestano e scompaiono. Questo principio descrive l’universalità assoluta di quella legge di periodicità, di nascita e morte, di flusso e di riflusso, osservabile in ogni cosa della natura. In altre parole DEVE sempre esistere un equilibrio perfetto.

 

3°PRINCIPIO: L’identità fondamentale di tutte le anime con la GRANDE ANIMA, essendo essa un aspetto della RADICE SCONOSCIUTA, ed il pellegrinaggio obbligatorio per ogni anima, scintilla della precedente, attraverso il ciclo dell’incarnazione in accordo con la ferrea legge karmica.

 

4° PRINCIPIO: La reincarnazione non ammette privilegi, doni o poteri speciali nell’uomo, salvo quelli conquistati mediante lo sforzo ed il merito personale attraverso una lunga serie di incarnazioni.

 


"L'uomo non è che un angelo caduto"

Brano di H.P. Blavatsky da un articolo del 1888


(…) La Teosofia, a causa della levata in armi di tutti gli spiritisti di Europa e di America alle prime parole pronunciate contro l’idea che ogni intelligenza che comunica sia necessariamente lo spirito di qualche antico mortale della nostra terra, non ha ancora detto la sua ultima parola a riguardo dello spiritismo e degli “Spiriti”. Ma un giorno potrebbe farlo. In attesa, un’umile servitrice della Teosofia, la Redattrice della rivista “Lucifer”, afferma di nuovo la sua credenza in esseri più grandi, più saggi, più nobili di ogni Dio Personale, che stanno molto al di là di tutti gli “Spiriti” del morti, dei Santi o degli Angeli e che nondimeno accondiscendono, in tutte le epoche, ad adombrare occasionalmente qualche raro sensitivo, che spesso non ha alcun rapporto con la Chiesa, con lo Spiritismo o anche con la Teosofia. E poiché essa crede in alti e santi esseri spirituali, ne consegue che crede anche all’esistenza dei loro opposti: gli “spiriti” inferiori, buoni, cattivi, o indifferenti. Ed è perciò che crede pure allo Spiritismo e ai suoi fenomeni, alcuni dei quali le ripugnano così profondamente . 

Questo sia detto di sfuggita, a guisa di digressione, e al fine di mostrare che la Teosofia include lo Spiritismo - così come dovrebbe essere, non così com’è - fra le sue scienze, basate sulla conoscenza a sull’esperienza di innumerevoli ere. Non c’è una Religione degna di questo nome che non abbia avuto inizio in seguito a tali visite di Esseri provenienti dai piani superiori.

E' così che nacquero tutte le religioni preistoriche, come pure quelle storiche: il Mazdèismo e il Brahmanesimo, il Buddhismo e il Cristianesimo, il Giudaesimo, lo Gnosticismo e il Maomettanesimo; insomma, tutti i movimenti in “ismo” che ebbero più o meno successo. Tutti sono veri nella loro essenza profonda; tutti sono falsi in superficie. Il Rivelatore, l’Artista che impresse un frammento della verità nel cervello del Veggente, era, in ogni caso particolare, un vero Artista che divulgò verità autentiche; ma d’altra parte, in ogni caso, lo strumento si rivelò non essere altro che un uomo. Invitate Rubinstein ad eseguire una suonata di Beethoven su di un piano non accordato, di cui la metà dei tasti sono bloccati e le corde ammollate, e vedete se, nonostante il genio dell'artista, riconoscerete la suonata. La morale della favola è che un uomo, fosse pure il più grande dei medium o dei Veggenti naturali, è sempre un uomo; e che un uomo abbandonato ai suoi propri mezzi e supposizioni, non può che essere scordato in rapporto alla verità assoluta, anche se ne spigola alcune briciole. Questo perché l’uomo non è che un angelo caduto, un dio nell’interno, ma che possiede nella sua testa un cervello animale più soggetto alle influenze del freddo e dei fumi del vino quando, sulla terra, si trova in compagnia degli altri uomini, che non alla ricezione fedele delle rivelazioni divine. (…)




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